Edoardo salini
Fondatore
Azzano e le cave. Nasco nel 1951 in questo piccolo paese della montagna versiliese circondato da cave di marmo e abitato prevalentemente da cavatori. Fin da adolescente sono stato attratto dall’ambiente della cava; suoni, odori e immagini sono ancora vividi oggi nella mia mente. L’uomo che suonava la tuba e gridava “alla minaa” per avvertire del pericolo; il boato delle stesse e il forte odore della polvere pirica bruciata, il rumore ritmico degli scalpellini che riquadravano i blocchi ma soprattutto il suono quasi ipnotico che proveniva del taglio delle bancate di marmo eseguito con il filo elicoidale e sabbia silicea, l’elemento abrasivo principale. Le pulegge di rinvio montate sulle colonnine di acciaio, il filo elicoidale che percorreva centinaia di metri, il meccanismo semplice e funzionale per la sua tensione e la sua strabiliante efficacia. Il linguaggio del capo cava che dava ordini a fischi e gesti; tutto questo mi ha sempre affascinato.
Scuola e Seravezza. Nel 1962 inizio a frequentare le scuole medie a Seravezza e dalle finestre della scuola mi giunge un rumore che poi mi diventerà familiare, i telai a sabbia di una vicina segheria. Mi ero sempre chiesto come venissero lavorati i blocchi di marmo dopo l’estrazione dalla cava e mio padre, anche lui cavatore, me lo aveva spiegato. Un giorno ho “marinato la scuola” e non senza difficoltà sono stato a visitare le segherie ed i laboratori di marmo lungo il fiume. Ero entusiasta!
Istituto d’Arte e Pietrasanta. Nel 1965 finalmente inizio a soddisfare il mio desiderio di conoscere maggiormente il marmo frequentando l’Istituto d’Arte. Oltre alle varie materie culturali, alla Storia dell’Arte ed allo studio dei marmi italiani ed esteri, pratico il disegno e le varie lavorazione manuali con scalpelli e mazzuolo e con martelli pneumatici, con il manettone e con la fresa che tagliava ancora con disco di carborundum. A Pietrasanta la capitale storico artistica della Versilia visito di continuo i tanti laboratori di marmo della città e conosco tanti artisti che poi sono diventati famosi. Mi innamoro sempre di più del marmo e anche di una abitante della città, una ragazzina molto carina, Anna che poi diventerà mia moglie.
Campolonghi, quasi un corso universitario in “scienze lapidee”. Ho sempre conosciuto Vando D’Angiolo anche lui di Azzano; tutti parlano di lui, del dottore e del suo eccezionale successo nel mondo del marmo. Alla fine del 1969 vado da lui nel suo laboratorio in via Aurelia 2123 a Querceta. Gli racconto del mio forte desiderio di lavorare nel settore del marmo e dopo un po’ di tempo passato nel suo ufficio, tra telefonate varie, disposizioni precise ai vari collaboratori e anche qualche imprecazione colorita, mi dice vieni con me andiamo alla Campolonghi a Montignoso. Nel breve e velocissimo tragitto in auto mi spiega che lui ed il suo socio il Rag.Frediani erano entrati in società in questa grande azienda. Lo seguo come un’ombra; parla con i vari capi reparti, con un cliente americano in inglese, con i suoi nuovi soci e poi mi porta nell’ufficio disegnatori dove davanti ad un disegno steso su un tecnigrafo mi fa qualche domanda tecnica alla quale rispondo facilmente. Torniamo a Querceta e per strada mi dice, sei assunto; lunedì inizierai a lavorare come disegnatore. Ero felicissimo mi sembrava di vivere un sogno!
Aneddoto. Il lunedì mattina mi consegnano una tuta, un grembiule in gomma ed un paio di stivali ed il capo laboratorio Battista Fazzi mi spiega che avrei dovuto ricavare da una montagna di ritagli di graniti diversi dei piccoli campioni da spedire ai clienti che li richiedevano. Li tagliavo con una segatrice a bandiera che a scuola avevo imparato ad usare. Spesso arrivavano a destinazione rotti e dovevo spedirli nuovamente. Idea! Li divido a metà rendendoli più leggeri e li incollo su un leggero strato di legno compensato; finalmente oltre ad essere più leggeri e meno dispendiosi nella spedizione li rendo indistruttibili. Ricevo molti complimenti! Porto con me una vecchia agenda e mi annoto tutto; segno la qualità di ogni granito, la provenienza, la resistenza al taglio. Sono un po’ stupito per il cambio di ruolo ma il lavoro fisico non mi dispiace. Ogni giorno imparo conoscere molte qualità di granito. Imparo a conoscere anche i dischi diamantati; alcuni tagliavano bene ma duravano poco, altri il contrario. Segno sull’agenda anche le note dei dischi; iniziano a chiamarmi simpaticamente “paper man”! I dischi diamantati dovevano essere migliorati molto; forse un segno del mio futuro lavoro!
Dopo quasi due mesi il Dottore mi fa chiamare e mi chiede quante qualità di granito conosco; apro la mia agenda, le avevo classificate e numerate, erano 98. Mi fa i complimenti e mi dice, da domani puoi lavorare all’ufficio tecnico nel ruolo per il quale ti ho assunto. Nessuna punizione, solo un insegnamento, fanne tesoro! Lo ringrazio con vera gratitudine.
Era un momento felice per il marmo, c’era molto lavoro ma il granito allora poco conosciuto era molto, molto più richiesto; una “esplosione” di richieste! Negli Stati Uniti, in Canada, Giappone e anche in Europa veniva preferito per la maggiore resistenza in generale e impiegato per rivestimenti di enormi grattacieli ed enormi piazze da pavimentare.
I titolari Vando D’Angiolo, Luigi Piacentini, Tommaso Volterrani e Baldo Frediani avevano rilevato dall’Ing. Campolonghi la maggioranza della azioni e si distinguevano in Italia e nel mondo per la loro operosità e per la fiducia che avevano in questo nuovo settore lapideo. Acquisivano grosse commesse che duravano anche tre o quattro anni.
C’era l’esigenza di velocizzare tutti i processi produttivi. Il motto era “Innovare e automatizzare; più produzione, più qualità, meno costi!” Mi venne chiesto di collaborare con la direzione alla ricerca di nuovi macchinari e nuovi utensili più produttivi. Accetto con entusiasmo!
Nuovi capannoni, carroponti, piazzali per le lastre e per i blocchi, gru a cavalletto, nuovi telai sempre più grossi, lucidatrici a nastro, segatrici a ponte automatiche e angolari a nastro multidisco; nuove linee di foratura, nuovi congegni elettromeccanici e idraulici per automatizzare. Coinvolgo molti costruttori di macchinari e molti costruttori di utensili.
È alla Campolonghi che nasce la prima linea di lucidatura su rulli prima e dopo su nastro che rettifica e lucida le lastre di granito perfettamente, con una produzione aumentata di venti volte.
Tutti i settori vengono potenziati con l’obiettivo di aumentare la produzione, migliorare la qualità e ridurre i costi. La Campolonghi continua ad acquistare terreni confinanti e cresce. Ogni reparto viene dotato di automazioni di ogni tipo; io ero diventato l’ufficio acquisti e partecipavo a questa rivoluzione! Questo ruolo mi affascinava, lavoravo con impegno e passione per tante ore al giorno. Ero il riferimento per ogni problema; le agende utilizzate come quaderni aumentavano, ne avevo una per ogni settore e alcuni problemi li ho risolti personalmente. Ad esempio, mia è l’idea di una attrezzatura per provare la resistenza delle zanche nelle lastre lavorate dei rivestimenti dei grattacieli e mia è l’idea della punta diamantata con taglietto decentrato per fori ciechi grazie alla quale le linee di foratura finalmente potevano funzionare senza interruzioni.
Comprendo pienamente un concetto importante: “che non c’è macchina che possa funzionare bene senza un utensile che funziona bene e viceversa”; il connubio tra macchine e utensili deve essere perfetto!














